Caro Mauro, ho appena terminato di leggere – tutto d’un fiato – il tuo libro, così sorprendente, e ti scrivo subito, di getto, quello che mi viene dal cuore.
Intanto, scusa per il ritardo con cui ti rispondo, ma è andata così: appena preso il manoscritto, ho sbirciato rapidamente solo le prime righe – che mi hanno come… frustato! Scusa la banalità dell’immagine, ma è stato come se le parole uscissero dal foglio e parlassero da sé. E mi sono detta: “Accidenti”, perché ho capito che non era un libro che avrei potuto leggere tra le pagine delle letture serali, sul treno o negli spazi residui del tempo quotidiano. Ho aspettato paziente – il manoscritto intanto mi occhieggiava, mi interrogava tutte le volte in cui entravo nel mio studiolo – che capitasse il momento giusto, il momento non … “sciupabile”, il momento per leggerlo in piena libertà.
Questo momento è finalmente arrivato. E mi sono d’improvviso trovata trascinata da un flusso di coscienza che è una musica ininterrotta e perfetta. Mai, neppure un momento, la mia attenzione appassionata è stata delusa da una caduta di stile o di ritmo. Nel tuo libro vive una scrittura che, come una cantilena, mi ha completamente ammaliato, tanto che a un certo punto era divenuto per me perfino secondario il seguire la trama – mentre la mia priorità era la piena e semplice goduria dell’essere cullata dai suoni e dai ritmi delle parole. Eppure, il senso di questo testo mi arrivava, ma non attraverso i comuni canali della ragione, ma lungo strade che non sottoponevo al controllo né della memoria né della vigilanza. Ho creduto di riconoscere nel tuo stile un gioco letterario raffinatissimo, con la sensazione di leggere l’opera di un artista che ha raggiunto pienamente la sua maturità, al punto di poter usare il proprio lettore come un giocattolo nelle mani della sua ispirazione.
Ti confesso che, dopo averlo letto, non riuscirò più a guardarti negli occhi senza cedere alla tentazione di indagarli – perché mi domando quanti mondi debbano abitarti …
Potrei naturalmente dirti che per stile e tecnica narrative la tua scrittura risuona dell’eco – ovviamente – di Joyce o del mio amato Saramago. Ma non ti renderei giustizia, perché nel tuo modo di scrivere riconosco anche senza esitazione caratteri solo tuoi, di originalità, di unicità, frutti di una ricerca solitaria che alla fine non sono debitori di nessuno.
Non mi sento ingenua a domandarmi quanto conti per uno scrittore come te essere pubblicato o meno da grandi case editrici. Il senso dello scrivere non è certo nel codice ISBN. Mentre ti leggo, però, SO, senza ombra di dubbio so di leggere l’opera di un vero scrittore.
Essendo una lettrice onnivora, sono diventata inesorabilmente anche cinica – e provo una grande emozione quando incontro quei libri scritti solo per l’ambizione, la gioia (e la fatica) dello scrivere, senza che le immagini che ci bombardano, più o meno bene sceneggiate, abbiano la meglio sulla nuda scrittura. Ecco: ho la sensazione, davanti al tuo libro, di una ricerca purissima di parole insostituibili, di un totale piacere linguistico e di un amore per la letteratura, che non ammicca e non cerca approvazione, allori e neanche stampelle, per funzionare.
Se non ti dispiace, vorrei non restituirti il manoscritto, perché è qualcosa che voglio tenere e rileggere e toccare di tanto in tanto, perché – non lo potevi sapere – parla anche di me. Non potrai mai sapere con quanta stupefazione io abbia lasciato che Antonio mi ferisse e quanto anche mi abbia fatto bene e quanto liberatorio sia stato il pianto con cui ho fatto compagnia al pianto di suo figlio – mentre qualcuno stringeva anche me in un abbraccio che spartiva il mio dolore.
Ma credimi se ti dico che questo entra poco o nulla nella considerazione della potenza del tuo racconto. Dietro al quale non posso impedirmi di immaginare il tempo lungo, la fatica costante, il labor limae, la fedeltà al desiderio di dare vita a creature della tua mente che oggi esistono anche per me e dentro di me, aggiungendosi ai tanti – ma non tantissimi – personaggi imprescindibili delle mie passioni letterarie.
Grazie infinite per avermi incluso in questo inizio di viaggio: io, grano di sabbia; tu, fico d’india spinoso fuori e succoso nel cuore. Ti auguro ogni bene e… lunga vita a questo libro!