Silvana venne a trovarmi sul posto di lavoro con la lettera in mano. Mi aveva parlato di come la madre fosse stata colpita dalla scrittura del primo libro che, tra l’altro anche lei aveva apprezzato, Ma quando venne per il mio ultimo “Cinquantasette secondi prima di morire”, aveva un sorriso ineffabile: non era stata capace di mettermi in una categoria mentale. Una persona davvero gentile, continuava a ringraziarmi quando ero invece io che non avevo “grazie” bastanti.
Caro Mauro
trovo sempre brutta la ridefinizione verbale di ciò che viene espresso agli altri attraverso l’arte e la poesia, per questo scrivo malvolentieri su queste cose; sono, peraltro, di solito, più curiosa degli autori che dei romanzi, nel senso che cerco nei libri, non tanto la storia, ma la mente dell’autore, curiosa più del suo punto di vista, della personalità, del suo mondo interiore sotteso; perciò, presuntuosamente, di solito mi basta un libro per conoscere un autore, e quasi sempre un quadro per un pittore, sono tanti i libri da leggere e le opere da vedere….
Il tuo nuovo libro, però, mi ha sorpreso. Mi ha colpito la sintesi, il condensato di consapevolezza espressi in forma poetica in un’opera fulminante che sembra racchiudere la volontà di cogliere il senso ultimo della vita. È un libro breve ma non affatto veloce; richiede, nella lettura, non il tempo della prosa, ma il tempo magico e sospeso della poesia.
Può essere per il tema, che dilata lo spazio di poco meno di un minuto a tutto il tempo di una vita, o forse più il tipo scrittura, o forse per la presenza costante di una dimensione fatta non solo di concetti, ma dal contatto con le cose attraverso i sensi: odori, sapori, sensazioni tattili e colori, ciò di cui si nutre la mente non razionale, l’emisfero destro.
Questi aspetti sono certamente propri della dimensione infantile a ma continua ad essere alla base della esistenza di tutti, anche da adulti: ci si accorge della loro importanza solo quando danno fastidio e prendono il sopravvento (negli attacchi di panico per esempio) o, nel goderne inconsapevolmente nella poesia e nell’arte.
Per descrivere questo occorre grande consapevolezza della realtà e della costante costruzione che ne facciamo attraverso i sensi.
Con la figura della cieca nata riesci a ridefinire l’esistente dando nuove dimensioni alla realtà, attribuendo a lei la coscienza della vita e della verità: perché vero cieco è chi crede di essere vivo e in realtà dorme il sonno delle abitudini e dell’assenza della consapevolezza.
Intuizioni personali, conoscenze di filosofia orientale, di fisica quantistica o semplicemente l’esplodere di una coscienza maturata nel tempo grazie all’elaborazione delle esperienze reali di una sensibilità particolare?
Il suo libro mi ha colpito e mi ha commosso profondamente Non mi sento di dire altro, dovrei ripetere il libro parola per parola.
Lamezia Terme 18.07.07
Con grande stima
S.