Roberto Pellerey l’ho sentito per telefono perche all’epoca era collega del mio amico Claudio Crapis: entrambi allievi prediletti di Umberto Eco ed entrambi raffinati semiologi.
Claudio gli sottopose il libro “La Castellana” e lui mi telefona, mi chiede, mi vuole parlare. Io non sono mai stato un grande parlatore, ma cerco di essere gentile. Roberto Pellerey era allora il direttore di una rivista d’arte letteraria in voga nella Toscana del tempo: Il Babau. Penso sia tuttora ordinario di una qualche cattedra. Ad ogni buon conto, la sua recensione fu una gradita sorpresa.
